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| Guided by Voices, Class Clown Spots a UFO, Guided by Voices Inc., 2012 |
Quando un artista può dirsi soddisfatto delle sue creature? Probabilmente dipende dalle sue ambizioni. Supponiamo allora che si voglia creare l'opera più bella e intensa che sia mai nata.. voilà una bella ragione per non completarla mai.
Mi sono sempre chiesto come facesse un compositore -un arrangiatore, un produttore o chi al suo posto- a terminare il proprio lavoro. Certo, la casa discografica spinge per una chiusura sempre troppo prematura del progetto, però ci sarà un momento in cui lo stesso creatore esclama "ci sono, adesso funziona!", ecco, come può esserne sicuro? come può aver capito che deve fermarsi lì? non potrebbe aggiungerci, chessò, una tromba in sottofondo da collante fra la terza e la quarta traccia o sostituire un violino troppo stridente con una più pacata viola? e se proprio vogliamo limitargli le possibilità ipotizzando che l'autore faccia parte di un gruppo dalle scarse potenzialità, sarebbe comunque a conoscenza delle sovraincisioni, e allora, come potrebbe negare l'affiancamento di un leggero riff di accompagnamento al canto? Se si ricerca la perfezione, ci sarà sempre qualcosa che stona, eppure l'artista, consapevole dei suoi limiti, intraprende comunque quella strada, cercando di avvicinarsi il più possibile all'idea astratta, senza mai raggiungerla, la perfezione.
A lungo sono stato ossessionato da un suono che potesse fregiarsi di una qualche ambizione simile, fino a quando ho scoperto un'altro sentiero, un atteggiamento che stravolgesse completamente il punto di vista. Lo-fi.
I Guided By Voices hanno una lunga storia che io non conosco, e che comunque influisce marginalmente sul loro ultimo lavoro, sulle atmosfere da esso evocate. Le nozioni storiche sono buone per allungare qualche mediocre recensione, ma per conoscere un gruppo bisogna ascoltarlo, e allora risulta immediatamente evidente l'approccio di Robert Pollard e dei suoi GBV verso la musica. One two three four, jack che si staccano dagli amplificatori, chitarre grattate svogliatamente, il volume degli strumenti da sistemare dopo aver cominciato a registrare, sembra quasi di essere in sala prove -neanche in studio!- ad assistere ad un loro cazzeggio musicale. Qualche idea spruzzata qua e là, coretti che rivelano una preparazione non troppo convinta, e quel suono sporco e spontaneo che cerchi sempre di aggiustare, voci soffocate dal suono che galleggiano sopra un gain che farebbe la gioia di un quattordicenne. In un album di 21 tracce dove la durata media di un pezzo non raggiunge i 2 minuti, ogni canzone suona come un abbozzo, un demo per qualcosa che potrebbe essere sviluppato, da qualcun altro, perché i Guided By Voices non si fanno paranoie sulla perfezione, loro fanno musica, e poco importa se le atmosfere delle tastiere suonano posticce, se le voci sono sguaiate o stanche, se l'accompagnamento copre prepotentemente il cantato.. sono spontanei, sinceri. Ogni canzone sfila dietro l'altra, dandoti quell'accenno di sensazione per poi subito scomparire, risucchiata dalla successiva, noccioline sonore.
Dipende dalle ambizioni, ma anche da cosa si vuol fare.
Non sempre è necessaria una sovrappopolazione strumentale, a volte bastano delle sbavature per impreziosire.

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