lunedì 9 aprile 2012

Mouse on Mars - Parastrophics

Mouse on Mars, Parastrophics,
Monkeytown, 2012
Sono stati necessari diversi anni per portare a termine la ricerca, ma finalmente ha raggiunto il suo obiettivo: Taboo, il gioco delle parole proibite, è stato ritrovato in soffitta. La durata eterna di ogni turno, e del tempo più in generale, resa possibile dalla solidificazione del sale della clessidra del gioco, è l'unico inconveniente frutto di tanti anni di trascuratezza. Eccetto questo particolare, niente potrebbe suggerire ai giocatori che la scatola sia rimasta chiusa da più di una decade, se non l'inaspettata presenza al suo interno di alcune cartucce del Game Boy, dimenticati resti dei lontani anni '90. Superato l'iniziale stupore ho voluto esaminare il tesoro riportato alla luce, ritrovandomi tra le mani quattro custodie, tre delle quali svolgevano ancora il loro compito proteggendo il leggendario Zelda, il puffoso Smurfs' Nightmare e il mitico Supermario; probabilmente la quarta avrebbe dovuto contenere il surfeggiante Waverace, rimasto fatalmente intrappolato nel disperso Game Boy.

Mi è capitato talvolta di ripensare con nostalgia a quella rudimentale console, non tanto col desiderio di riperdermi in interminabili sessioni di gioco, ma con la speranza di poter riascoltare i suoi suoni metallici ed elettronici. Ricordo musiche veramente piacevoli, tanto accattivanti da voler ritardare la conclusione di un livello per poter riascoltare il tema di quel mondo. Normalmente la durata di ogni brano era molto breve, ripetendosi all'infinito in una spirale di ritornelli, altre volte si ascoltavano veri e propri brani in formato midi. Non ero l'unico appassionato delle melodie Nintendo, a casa mia diverse erano le persone che smanettavano sul Game Boy con le cuffie nelle orecchie, e non certo per ascoltare l'accumularsi dei punti dal monotono suono di pioggia di cristalli.
Ho cercato inutilmente di procurarmi su internet quelle colonne sonore della mia infanzia col risultato di ottenere dei suoni sintetici, fortemente artificiali, piatti, niente che avesse a che vedere con quello ancora vive nella mia memoria, fino a quando ho ascoltato il nuovo album dei Mouse on Mars.

Conoscevo e apprezzavo già il duo tedesco per l'ironico e ipnotico Iaora Tahiti, disco ormai stagionato -uscì nel '95- ma comunque fresco -lo riascolto periodicamente, per dire, ha fatto da sottofondo ai miei primi spaghetti alla bolognese-, così appena ho saputo della loro nuova uscita -ero convinto non esistessero nemmeno più- dopo anni di silenzio, non ho esitato: ecco il prossimo disco!

Profondamente diverso dall'altra unica opera che conosco, Parastrophics appare un'accozzaglia di insoliti suoni, ravvivati qua e là da ritmi più o meno trascinanti e misteriose voci che potrebbero provenire dal mondo Nintendo. È difficile seguire la logica dell'album, come se mancassero degli elementi per potersi muovere e perdere agilmente nei suoi suoni, come se mancasse un gioco su cui appoggiarsi. Sembra che Parastrophics sia stato spogliato della sua natura di sottofondo per raggiungere il più ambito ruolo di musica, mancando tuttavia di una grande componente: salvo qualche episodio è estremamente complicato riuscire a entrare nei pezzi, riuscendo ad ascoltarli solo come supporto per qualcos'altro, comprendendo a fatica la loro struttura e ragione. Il disco comunque accelera, e se all'inizio è difficile ingranare, pian piano parte, arrivando a capitoli davvero potenti, in cui la preparazione iniziale trova giustificazione e il ritmo pervade l'ascoltatore, fino a esplodere nell'intenso finale, momento in cui l'album arriva davvero a compimento.

Che sia una competizione, una battaglia o un semplice tetris, per funzionare c'è bisogno della musica adatta. Parastrophics è quella giusta, per qualsiasi videogioco.

Seaqz by Mouse on Mars on Grooveshark

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